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Lettera Aperta ai Veri Cattolici di Roma

9 Novembre 2017 A. D. — Oggi pubblichiamo nel giornale romano, « Il Giornale »,  la nostra Lettera Aperta ai Veri Cattolici di Roma, chiedendoli a richiedere la correzione canonica di Jorge Mario Bergoglio.

Per motivo di dichiarazione pubblica manifestiamo qui che l’abbiamo fatto puramente ad maiorem Dei gloriam, cioè per la salvezza di più anime, non soltanto della anima di Jorge Mario Bergoglio ma per la salvezza di tutte le anime della Chiesa di oggi e della Chiesa fino a ultimo giorno del mondo.

Perché qualche volta si capita che un errore grave che possiede un anima, lo fa con tanto potere che soltanto un rimprovero grave fatto con un spirito profetico di grande forza può liberare la sua vittima. Oggi è proprio così a ragione di un spirito di superbia enorme che possiede l’anima del Bergoglio e lo fa deviare fino al punto di distruggere tutta la Chiesa!

Quindi, la nostra Lettera Aperta è stata scritta con un spirito di carità pura per Dio, per la Chiesa e per Jorge Mario Bergoglio in un spirito severo come una medicina finale e per spingere tutti nella Chiesa a vedere lo stato vero della sua anima e della Chiesa nella verità teologica della Fede Cattolica che viene da Dio senza le invenzioni degli uomini.

La nostra preghiera è che tutti i Cattolici fedeli a Roma rispondono con una fede vera e chiara per salvare le anime e non per sostenere il respetto umano.

Ecco il testo attuale della Lettera Aperta ai veri Cattolici di Roma, pubblicato nel giornale romano, « Il Giornale », edizione Centro-Sud, 9 Nov 2017.

Lettera Aperta ai Veri Cattolici di Roma

L’Associazione « Veri Catholici » è un movimento internazionale dei Cattolici che resistano gli errori del Cardinal Kasper. Per più informazione su essa, leggi il nostro sito su wordpress.com. Per aderire segui il nostro sito su wordpress.com o il nostro conto su Twitter @vericatholici

Per sostenere altre pubblicità per la salvezza delle anime cadute negli errori del Cardinal Kasper, per carità fare una donazione tramite il PayPal usando il pulsante alla destra di questa notizia.

Ringraziamo tutti i nostri membri che hanno dato sostegno alla questa iniziativa di carità!

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Libellus di Condanna

 Christ the King

Libellus di condanna degli errori contenuti nel , presupposta dalla , o alla base del documento ‘ Amoris Laetitia ‘

Memori dell’insegnamento di Nostro Sommo Signore, Gesù Cristo, che il nostro, “Si”, sia un “si”, e il nostro “No”, un “no”, e similarmente memori dell’insegnamento del suo Vicario sulla terra, il Papa Pio VI di buona memoria, che ci insegnava:

“Quando diviene necessario esporre affermazioni che nascondono qualche errore sospetto o qualche pericolo sotto il velo dell’ambiguità, si deve denunciare il significato perverso sotto il quale l’errore opposto alla verità cattolica è mascherato”

noi membri di Veri Catholici desideriamo esprimere la nostra lealtà alla fede che abbiamo ricevuto dalle labbra di Cristo tramite la predicazione degli Apostoli, tramandata nella Chiesa Cattolica e fortificata dal Magistero infallibile della Chiesa, nel condannare la così detta Esortazione Apostolica, “Amoris Laetitia”, come una opera di inganno e raggiro, di errore e eresia, tra i quali errori condanniamo i seguenti:

Contro Modernismo

Con Papa San Pio X, condanniamo la nozione che i dogmi della Fede evolvano o che la Chiesa arrivi a una conoscenza più chiara della verità tramite gli sforzi degli uomini che cercano di accomodare gli insegnamenti di Cristo e degli Apostoli ai desideri, ai costumi e alle consuetudini o alla cultura dell’epoca in cui vivono.

Contro la falsa Pastoralità

Condanniamo la nozione che la verità della Fede Cattolica sul Matrimonio si possa correttamente insegnare e applicare pastoralmente senza nominare la parola, “adulterio”, la quale è assente del documento intero, come il Dott.ssa Anna M. Silva ha osservato.

Condanniamo la nozione che per un Cattolico la legge morale o i precetti morali dell’Antico Nuovo  Testamento sono un ideale da raggiungere e non obblighi da osservare per forza come il minimo indispensabile della vita Cristiana, poiché il Nostro Signore e Salvatore ha comandato a tutti, “Se Mi amiate, osservate i Miei comandamenti”, non “Se Mi amiate, ascoltate i Miei consigli”.

Condanniamo la nozione che ai peccatori pubblici non si possa più dire categoricamente di “trovarsi nello stato di peccato mortale”, “peccatori”, “peccaminosi”, “viventi vite di peccato”, o “dipendenti dal peccato”.

Condanniamo l’uso del linguaggio prolisso per nascondere o portare a dimenticare le verità immutabili della Fede insegnata da Cristo e i suoi Apostoli e tramandate da secoli immemori all’interno della Chiesa.

Condanniamo l’uso delle asserzioni della verità cattolica per disarmare i fedeli riguardo a quelle parti del documento che sono piene di errori, bestemmie e eresie.

Condanniamo come falsa etica pastorale, che il Clero non debba predicare o insegnare a tutti e a ciascun fedele che l’adulterio è mortalmente peccaminoso.

Condanniamo come falsa etica pastorale che il Clero debba rimanere zitto o almeno non disapprovare pubblicamente e abitualmente l’adulterio o il divorzio.

Condanniamo come crudele e insensibile la nozione che è lecito moralmente accontentare peccatori pubblici abituali con l’integrazione nella vita della parrocchia, quando hanno rifiutato di pentirsi e di lasciare la loro vita di peccato, e non a scontentarli abitualmente con la pratica perenne apostolica di rifiutargli il sacramento e la società umana, purché rimangono tali.

Condanniamo come falsa e ingiuriosa verso la buona morale e la formazione retta della coscienza la nozione che peccatori abituali mortali non si devono far sentire scomunicati quando hanno abitualmente rifiutato il pentimento.

Condanniamo l’ipocrisia del pastore che avrebbe scritto, “Ovviamente, se qualcuno ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell’ideale cristiano, o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa, non può pretendere di fare catechesi o di predicare” (AL 297), mentre nel frattempo costruisce un documento per discolpare i peccatori e fare sembrare colpevoli i pastori delle anime che applicano verso di loro la disciplina ecclesiale apostolica e tradizionale.

Condanniamo come falsa etica pastorale, la preferenza per una disciplina sacramentale che causa confusione rispetto ad un’altra che è chiara e bianco e nero.

Condanniamo come un inganno la promulgazione di una Esortazione che asserisce esplicitamente di non imporre nuove regole mentre dà ordini dalla Sede Apostolica alle conferenze episcopali del mondo di riferire come il documento si rende effettivo nei loro paesi.

Condanniamo come falsa ed erronea la pratica pastorale che propone tutte le domande per l’auto-riflessione ai peccatori pubblici eccetto quelle che riguardano la necessità assoluta della osservanza dei precetti divini e morali come condizione di salvezza eterna e quelle domande che riguardano il necessario pericolo immediato di dannazione eterna a cagione della loro mancanza oggettiva di conformità con quei precetti.

Contro la Moralità falsa

Condanniamo con il Concilio di Trento la nozione che ciò che Dio ha comandato è troppo difficile da osservare, o che Egli non ha dato, non da, o non darà la grazia sufficiente per osservare tutti e ciascuno dei Suoi precetti.

Condanniamo la nozione che una catechesi che merita il nome ‘retta e cattolica’, possa prescindere dal parlare della necessità assoluta dell’osservanza dei comandamenti di Dio come la pre-condizione per il dono della salvezza eterna.

Condanniamo come falsa ed eretica l’asserzione che “non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”, poiché è de fide che il peccato mortale depriva l’anima della grazia santificante, come insegna l’Apostolo San Giovanni.

Condanniamo come falsa l’asserzione che anche se “Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere i valori insiti nella norma morale”, può essere autorizzato, consigliato o permesso di trasgredirla.

Condanniamo come falsa la nozione che qualcuno può evitare ogni peccato nel non prendere una decisione, quando la sua pratica morale oggettiva non è in conformità con le richieste oggettive di Dio, della moralità o della legge naturale, poiché ogni omissione deliberata nell’osservanza di questa legge in materia grave è peccato mortale.

Condanniamo come inganno e raggiro l’uso di una citazione dal Dottore Angelico quando parlava di quelli con la grazia abituale, in riferimento a quelli che sono in peccato mortale.

Condanniamo come falsa e blasfema la nozione che Dio stesso potrebbe ispirare un’anima a fare un passo avanti verso una migliore disposizione al pentimento e a motivo di questo assolverla della obbligazione morale di pentirsi in quel momento o di considerare quella opera morta come meritoria di giustificazione.

Condanniamo come un inganno la citazione del Dottore Angelico riguardo alla difficoltà di intendere l’applicazione di principi morali in casi particolari, come egli parlasse del fallimento di principi stessi o della loro inapplicabilità a tali casi.

Condanniamo la nozione che la legge naturale, inscritta da Dio in ogni cosa, non è un codice a priori di obblighi morali vincolanti universalmente tutti gli esseri umani.

Condanniamo come falsa e blasfema l’asserzione che il processo di disporsi meglio alla grazia di conversione è un processo di santificazione, perché tale errore fa rivivere l’errore dei Farisei che consideravano le opere della Legge come meritorie o effettive da se stesse della grazia di giustificazione o di santificazione.

Condanniamo come falsa, una contraddizione in termini e eretica la nozione che un’anima nello stato di peccato mortale possa crescere in grazia, mediante qualsiasi mezzo, mentre rimane in tale stato.

Condanniamo come falsa ed eretica l’asserzione che il vocabolo, “peccato mortale”, non si usi più verso i peccatori pubblici che violano un precetto grave divino rivelato da Dio.

Condanniamo come falsa la citazione degli scritti di Papa Giovanni Paolo II allo scopo di rifiutare la sua condanna della cosi detta “legge di gradualità” nella morale.

Condanniamo come falsa la nozione che gli obblighi di una coscienza falsa acquistino priorità rispetto agli obblighi oggettivi della legge morale o sacramentale.

Contro gli errori opposti alla Ecclesiologia Cattolica

Condanniamo la nozione che qualcuno possa partecipare spiritualmente nella vita della Chiesa ma non completamente, poiché tutte le cose spirituali sono semplici e non sono capaci di divisioni.

Condanniamo similarmente la nozione che coloro che si trovano in peccato mortale partecipano alla vita della Chiesa.

Condanniamo la nozione che quelli in peccato mortale hanno un mezzo per partecipare alla vita della Chiesa che è proprio di quelli che rimangono nel peccato mortale, invece di pentirsi del loro peccato e ritornare alla vita di grazia e dei Sacramenti.

Condanniamo come falsa ed eretica la nozione che quelli in peccato abituale morale, sia pubblico o privato, debbano essere integrati nella vita della Chiesa in qualsiasi altra maniera che tramite il pentimento e la confessione.

Condanniamo come una bestemmia e eretica la nozione che la Sposa Immacolata di Cristo, la Santa Madre Chiesa, debba sporcarsi con i peccati dei suoi figli o accomodare Se Stessa o i suo modi di praticare la carità pastorale con i valori mondani e le abitudini corrotte del mondo.

Condanniamo come falsa e erronea la nozione che nel ministero pastorale la carità si deve predicare prima della fede e del pentimento, poiché per l’uomo peccaminoso è solo dal timore di Dio che cresce l’amore per Dio.

Contro l’abuso coltivato dei Sacramenti

Condanniamo la nozione che sotto qualsiasi pretesto di circostanze o di coscienza un individuo possa esentarsi o essere esentato dal suo confessore dall’obbligo di ricevere i Sacramenti con pentimento e fede, o nello stato di grazia.

Condanniamo la nozione che è lecito moralmente, e non meritorio di dannazione eterna e perpetua, per un individuo ricevere i Sacramenti in stato di peccato mortale, o per un confessore di concedere a un peccatore di ricevere in tale modo i Sacramenti dei viventi in tale stato.

Condanniamo la nozione che a un individuo che ha ammesso la commissione di un atto che è in se stesso gravemente immorale, e non essendo pentito, si può consentire di ricevere un Sacramento, sotto qualsiasi pretesto, da colui che conosce ciò nel foro esterno.

Condanniamo la nozione, che un peccatore abituale mortale può, mediante il suo abito cattivo di peccato arrivare a essere tanto incolpevole dei suoi atti di peccato da potersi accostare ai Sacramenti senza pieno pentimento, perfetta contrizione e fede cattolica, o essere autorizzato lecitamente a farlo da qualsiasi autorità sulla terra.

Condanniamo come bestemmia e eresia l’asserzione che la confessione è o possa essere “una camera di tortura”, poiché tale affermazione non è degna della bocca di un cristiano ma di quella di un demonio.

Condanniamo l’asserzione che la disciplina sacramentale perenne e ricevuta di negare i Sacramenti ai peccatori abituali pubblici è crudele, non adatta alle sensibilità moderne, o bisognosa di una riforma.

Condanniamo come una bestemmia, eretica e un depravato giudizio, l’asserzione che quelli che mantengono la disciplina sacramentale tradizionale sono Farisei o rigoristi.

Condanniamo ogni insinuazione o sforzo per superare le vigenti forme di esclusione che sono state parte della disciplina sacramentale della Chiesa da tempi immemori.

Contro gli errori opposti alla Fede Cattolica nei novissimi

Condanniamo la nozione che “nessuno si può condannare per sempre”, o che l’affermazione di una condanna perpetua ed eterna degli individui in generale è contraria alla “logica del Vangelo”, poiché il Nostro Signore Gesù Cristo, per compiere la Volontà del Suo Padre Eterno, denunciava i Farisei della Legge antica, dicendo con enfasi, “Morirete nei vostri peccati”, e prediceva che Egli stesso nel Giudizio finale dirà ai cattivi, “Andate via da me al fuoco eterno che è stato preparato per il Diavolo e suoi angeli”.

Condanniamo la nozione che i ministri sacri di Cristo, nel compiere il loro dovere apostolico, non possano minacciare con la dannazione eterna quegli individui che fanno, persistono, approvano o consentono ad atti morali di qualsiasi genere che sono formalmente contrari alla legge di Dio, secondo genere, specie, intenzioni o circostanze.

Condanniamo la nozione che i ministri sacri di Cristo e tutti i fedeli, in fedeltà al loro Battesimo, non possano o non debbano condannare tali atti morali come meritori di dannazione eterna e perenne nel fuoco dell’Inferno, o che nel fare così trasgrediscono l’obbligo della carità divina.

Condanniamo l’asserzione o affermazione eretica che non ci sono o non ci sarebbe nessun’anima condannata nell’inferno o che la salvezza di tutti o di qualsiasi singolo vivente si può presumere a priori.

Condanniamo l’asserzione o affermazione che l’Inferno non è un luogo fisico, poiché Cristo stesso affermava che in Gehenna anime e corpi saranno puniti con pene spirituali e fisiche.

Condanniamo come eretica l’asserzione che dopo la morte l’anima umana non continua ad esistere.

Condanniamo la nozione che alla morte non c’è un giudizio particolare dell’individuo.

Condanniamo la nozione che alla morte l’individuo si giudica solamente sulla sua opzione fondamentale pro o contro Dio, e non secondo la sua osservanza particolare dei precetti divini.

Contro gli errori verso il Sacramento del Matrimonio

Condanniamo, con il Concilio di Trento, come falsa e eretica la nozione che lo stato di verginità scelta per amore di Dio e l’osservanza e la partecipazione della perfezione evangelica non è in se stessa superiore allo stato di santo Matrimonio, conferito con il dovuto rito nella Chiesa.

Condanniamo la nozione che il matrimonio naturale o sacramentale è un ideale da raggiungere e/o non una istituzione divina gli obblighi che vincolano ogni uomo e donna che vogliano creare una famiglia o unirsi come coppia.

Condanniamo la nozione che la ricezione del Sacramento del Matrimonio non è un obbligo grave morale per tutti i Cattolici che vogliano avere figli o usare i poteri di procreazione che Iddio gli ha dato, e che il Sacramento è meramente un arricchimento del loro benessere personale.

Condanniamo la nozione che i due fini del matrimonio, quello procreativo e l’unitivo, sono eguali o che il secondo non è subordinato al primo.

Condanniamo la nozione che la decisione dei Cattolici che si sposano civilmente e non nella Chiesa «… molto spesso non è motivata da pregiudizi o resistenze nei confronti dell’unione sacramentale, ma da situazioni culturali o contingenti», come se la preferenza per i valori mondani non costituisse un pregiudizio o una resistenza ad accettare l’insegnamento di Cristo riguardo al Sacramento.

Condanniamo la nozione che qualsiasi uso deliberato dei poteri procreativi del corpo umano, fuori matrimonio, è lecito moralmente per qualsiasi persona in qualsiasi occasione.

Rigettiamo come una bestemmia e una eresia la nozione che le unioni adulterine o impure possano in qualsiasi maniera riflettere l’amore del Dio che è infinitamente puro e che si deve adorare in spirito e in verità.

Rigettiamo come falso e come uso sacrilego delle Scritture l’implicazione che Gesù parlò alla donna samaritana con lo scopo di santificare l’unione adulterina in cui si trovava.

Condanniamo la nozione che l’individuo vivente in adulterio ha un obbligo morale maggiore di rimanere nell’unione adultera a ragione dei figli, che di separarsi da essa a ragione del precetto di Cristo contro di essa.

Condanniamo la nozione che la famiglia o il matrimonio si possano costituire veramente da qualsiasi altro che l’unione di un uomo e di una donna.

Condanniamo la nozione che i Cattolici o qualsiasi persona umana debbano rispettare o accettare qualsiasi altra nozione di matrimonio e della famiglia, che quella costituita da un uomo e da una donna.

Condanniamo come ingannevole e malizioso l’uso di citazioni di documenti magisteriali che riguardono il Sacramento di Matrimonio per difendere unioni adulterine o illecite.

Condanniamo la nozione falsa che la validità di un matrimonio può legittimamente essere giudicata dall’individuo senza ricorso all’autorità ecclesiastica, come se la giurisdizione del tribunale appartenesse con qualche diritto al giudizio privato, formato veramente o falsamente.

Condanniamo come blasfema ed eretica la nozione che il Vangelo di Fede e Pentimento, che Cristo ha predicato dai primi giorni del suo Ministero pubblico, non è una soluzione facile per ogni difficoltà morale in cui peccatori abituali si trovano.

Contro l’abuso dell’ufficio pastorale

Condanniamo come ingiurioso verso la disciplina ecclesiastica e come fallimento grave dell’ufficio pastorale l’esortare il Clero a non continuare nella sua adesione fedele alla disciplina sacramentale, affinché si accomodi alle morali e alle menti corrotte dell’epoca presente.

Condanniamo coma tradimento grave, l’uso dell’ufficio petrino per incoraggiare, promuovere o disporre le anime ad accettare il peccato, o di sviarsi dalla fedeltà a Cristo, agli Apostoli, o dalla loro fedeltà agli insegnamenti contenuti nella Sacra Scrittura, sotto qualsiasi pretesto di amore, misericordia o compassione.

Condanniamo come tradimento grave e come un attacco contro l’unità della Chiesa, l’uso dell’ufficio petrino per incoraggiare le Chiese locali a sviare dalla loro fedeltà a Cristo, agli Apostoli, e dalla loro fedeltà agli insegnamenti contenuti nella Sacra Scrittura e/o trasmessi mediante la Sacra Tradizione, sotto qualsiasi pretesto di amore, misericordia o compassione.

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#ALConf — Iscrizione per guardare la Conferenza tramite la Rete

The Sala Magna at the Tiempo Business Center, Roma

La Sala Magna al Tiempo Business Center, Roma, via Leone XIII

Iscriviti per vedere la Conferenza tramite la rete

click here: https://attendee.gotowebinar.com/register/3872625463937685507

(Ci vuole una connesione almeno di ADSL)

L’Annuncio per la Conferenza: Luogo e Scheda

https://vericatholici.wordpress.com/2016/06/09/alconf-luogo-e-programma-per-la-conferenza-per-condannare-amoris-laetitia-25-giugno-a-roma/

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#ALConf – Luogo e Programma per la Conferenza per condannare “Amoris Laetitia”: 25 Giugno, Roma

The Sala Magna at the Tiempo Business Center, Roma

Aula Magna presso il Tiempo Business Center, Roma

Sabato 25 Giugno 2016, L’Associazione Internazionale di fedeli per la promozione e la difesa della Fede Cattolica, che si chiama Veri Catholici, terrà una Conferenza Internazionale a Roma per condannare gli errori contenuti nella recente Esortazione Apostolica sulla Famiglia “Amoris Laetitia”: la conferenza si intitola, metaforicamente, Un pellegrinaggio di Grazia e Misericordia

L’obiettivo di questa Conferenza è di portare alla città di Roma e alle orecchie del Romano Pontefice le espressioni di fede e la preoccupazione dei fedeli di tutto il mondo circa i gravi errori e le cattiveria contenute nel testo della cosiddetta Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia”.

La Conferenza è gratuita e aperta al pubblico. I membri della Stampa che desiderano partecipare di persona devono contattare Veri Catholici prima del 25 Giugno, attraverso l’indirizzo di posta elettronica posto a sinistra di questa colonna per avere l’accredito per accedere all’evento.

Veri Catholici è una Associazione Internazionale di fedeli Cattolici, nata dall’esortazione del Rev. Athanasius Schneider ai fedeli cattolici di essere Veri Cattolici e di tenersi saldamente alla Fede Eterna durante la presente crisi nella quale la Chiesa si trova. Essa comprende circa 1500 membri in tutto il mondo. Per diventare membri seguite il nostro sito su WordPress o cliccate su mi piace nella nostra pagina Facebook. Leggete di più circa l’adesione cliccando qui.

Per maggiori informazioni riguardo questa conferenza leggete gli altri articoli sul nostro sito vericatholici.wordpress.com posti sotto il tag #ALConf.

La conferenza si terrà presso il Tiempo Business Center, Via Leone XIII, 95 situato presso i confini nord della Villa Doria Pamphili, vicino all’incrocio con Via Aurelia Antica. Il posto di trova nel centro di Roma a poco più di un chilometro dal Vaticano e offre parcheggio e aria condizionata. Coloro che arriveranno a piedi o con i mezzi pubblici sono pregati di arrivare da Via Gregorio VII e di usare il marciapiede sul lato sinistro di Via Leone XIII (che è una strada divisa).

Per maggiori i formazioni sulla ubicazione del Tiempo Business Center, visitate il loro sito web: http://www.tiemporoma.it/dove-siamo/

Attenzione, la Conferenza si terrà in Italiano e Inglese e in altre lingue, se presenti, secondo i testi originali o le lingue madri dei vari relatori.

La conferenza potrà essere seguita in presenza o in videoconferenza senza costi alcuni. Le informazioni su come seguire via video conferenza saranno pubblicate sul sito dei Veri Catholici una settimana prima della Conferenza.

Aggiornamento di 21 Giugno:

Iscriviti per vedere la Conferenza tramite la rete

click here: https://attendee.gotowebinar.com/register/3872625463937685507

(Ci vuole una connesione almeno di ADSL)

Programma

8.30 – ingresso

9.00 – Saluti di apertura e presentazione dell’Associazione Internazionale Veri Catholici: chi e cosa siamo.

9.20 – La crisi del Kasperismo, o la cospirazione eretica del team Bergoglio: perché la #ALConf è una necessitò ecclesiologica e il fondamento logico e la giustezza della condanna dei loro errori da parte dei Fedeli (Inglese)

10.00 – Lettura di petizioni proposte da altre associazioni o pubblicazioni durante il pontificato di Papa Francesco

10.30 – Interventi personali da parte di membri di Veri Catholici da tutto il mondo riguardo gli errori, le blasfemie, le eresie, i pericoli e gli inganni contenuti nell’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” seguiti da domande e risposte e dalla discussione

I seguenti membri di Veri Catholici parleranno di persona o le loro testimonianze saranno lette ad alta voce:

F.M.Shyanguya dalle Hawaii, USA

Sig. Carlos Eduardo Rodríguez Cañón, Teleamiga TV, Columbia

Sig.ra. Ewelina Syzdek dalla Polonia

Sig.ra. Martha Aune, dall’Illinois, USA

Sig.ra Louise Le Mottee, di Texas, USA

Fra Reginal Maria del Cuore Immacolato, d’Italia

(questa lista è incompleta, i nomi verranno aggiunti man mano che ci si avvicinerà alla data della Conferenza)

13.00 – pausa pranzo

16.00 – ripresa della Conferenza con una spiegazione del come e perché è un dovere dei Fedeli Cattolici condannare gli errori e chiedere la loro condanna da parte della Sacra Gerarchia

16.15 – Sessione di Condanna – Si leggerà un libello di condanna di alcuni dei principali errori contenuti nell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia”

17 – voto dei partecipanti alla Conferenza per approvare il libello di condanna

17.15 – lettura della Petizione a Papa Francesco affinché ritiri il documento “Amoris Laetitia” per la salvezza della sua stessa anima, per la salvezza della anime e per l’unità e la stabilita della Santa Madre Chiesa.

17.54 – Voto dei partecipanti alla Conferenza per approvare la petizione a Papa Francesco

18.00 – Lettura della petizione ai Vescovi della Chiesa Cattolica affinché condannino gli errori della “Amoris Laetitia”, remonstrino con Papa Francesco in un Sinodo formale e chiedano la sua rinuncia pubblica di quegli errori sotto la pena di scomunica e della deposizione de facto dall’ufficio di Romano Pontefice sulla base del fatto che con essi Egli si è pubblicamente allontanato dalla Fede Apostolica.

18.20 – Voto dei partecipanti alla Conferenza per approvare la Petizione ai Vescovi.

18.30 – tempo per le domande e risposte della Stampa e del Pubblico

19.00 – conclusioni della Conferenza

Nota: finché c’è ancora spazio per interventi programmati da parte di singoli membri, a chi sarà presente o a chi seguirà in video conferenza, chiediamo di sottoporre le vostre proposte di intervento (di 3 o 5 minuti di lunghezza, o di più, fino a 15 minuti), al nostro indirizzo di posta elettronica indicato nella colonna di sinistra di questa pagina. Siete pregati di proporre il vostro intervento della vostra lingua e di fornire una traduzione o riassunto in italiano o inglese, nell’eventualità che nessuno dei presenti alla Conferenza sia di madrelingua della vostra lingua. Per istruzioni su come scrivere un discorso o intervento, fate riferimento al nostro precedente avviso sulla Conferenza qui: https://vericatholici.wordpress.com/2016/05/03/alconf-conferenza-internazionale-per-condannare-amoris-laetitia-25-giugno/

 

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#ALConf – Conferenza internazionale per condannare “Amoris Laetitia”: 25 Giugno

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Come possono costoro essere della Chiesa Cattolica, che si sono scrollati di dosso la fede Apostolica, e sono diventati autori di nuovi mali?” — S. Atanasio, Discorsi Contro gli Ariani, Discorso I, 4

Un pellegrinaggio di Grazia e Misericordia

Roma, 2 Maggio 2016 A.D.: Veri Catholici annuncia che si terrà una conferenza/manifestazione a Roma, sabato 25 Giugno per condannare gli errori contenuti del documento papale, Amoris Laetitia, e richiedere, nel nome di tutto ciò che è vero e santo nella Religione Cattolica, che il documento sia rescisso e i suoi autori e sostenitori si pentano pubblicamente e cancellino lo scandalo che hanno causato.

Veri Catholici, un’associazione internazionale di Cattolici dedita ad opporsi agli errori promossi dal Cardinale Kasper, richiama tutti i cattolici del mondo a raggiungerci a Roma per condannare il documento Amoris Laetitia e i suoi molti errori e per richiedere, da parte del Papa e della Sacra Gerarchia, che tale documento sia ritirato e i suoi errori condannati, formalmente e canonicamente.

Noi vogliamo che questa conferenza sia una manifestazione del vero sensus fidelium del Corpo Mistico di Cristo. Noi crediamo che sia assolutamente necessario intraprendere questa iniziativa per il bene della Santa Madre Chiesa e la salvezza delle anime.

L’hashtag twitter ufficiale per questa conferenza è

Il nome ufficiale di questa conferenza è “Un pellegrinaggio di Grazia e Misericordia”.

Nota: Questa conferenza, che sarà gratuita per tutti i partecipanti, costerà diverse migliaia di dollari, quindi, se potete aiutarci, fate una donazione usando il link PayPal che si trova in questa pagina a destra. Grazie.

Se potete tradurre questo messaggio in una delle lingue elencate in cima a questa pagina, per favore pubblicatela nella sezione commenti affinché possiamo fornire questa informazione ai Cattolici di tutte le nazioni.

FAQ

Cos’è Veri Catholici?

Siamo un’associazione informale di Cattolici di tutto il mondo che conta attualmente 1350 membri. Puoi diventare membro seguendo la nostra pagina web o mettendo un like sulla nostra pagina facebook. Puoi mostrare la tua appartenenza mettendo il nostro Logo ufficiale sul tuo blog o sito o sull’header di Twitter. Non abbiamo presidente o funzionari. Siamo veramente un’organizzazione di laici che ricordano che sono pecore del Signore.

Chi siamo dunque? Non siamo nessuno, ma un nessuno che è stato adottato come figlio del vero Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Riconoscenti e grati, ed entusiasti di rimanere tali nella presente crisi.

Dove si terrà questa conferenza?

Lo annunceremo circa due settimane prima. Se il numero di coloro che intendono venire sarà grande, potremo cambiare il luogo di incontro per far posto a tutti. Cercheremo di iniziare l’incontro alle 9 del mattino, ma se ci sarà un grande numero di partecipanti e saremo costretti a tenere questo evento all’aperto, questo orario potrebbe cambiare, per evitare di rimanere in piedi sotto il sole estivo di Roma.

Che taglio avrà questa conferenza?

La maggior parte delle conferenze hanno persone importanti o famose che parlano e si aspetta tale conferenza per sentirli parlare e incontrarli di persona. Esse vengono organizzate per diverse ragioni ma hanno ragioni temporali o terrene mischiate insieme. La Conferenza per condannare Amoris Laetitia e i suoi errori non è come quelle. Ogni Cattolico battezzato che vede ogni specifico errore o eresia, o blasfemia o problema in Amoris Laetitia, ed è presente di persona, può parlare* in quanto figlio adottivo di Dio – indubbiamente non c’è titolo più importante al mondo – il motivo per partecipare e parlare è lo stesso, fare un atto di fede davanti al Papa e alla Sacra Gerarchia e al mondo intero per contrastare lo scandalo di quel documento e per chiedere al Papa e alla Gerarchia di rifiutare i suoi errori, per revocarlo e prendere posizione contro di esso come segno per l’intera cattolicità che essi sono ancora cattolici.

Come laici è nostro diritto chiedere che i nostri pastori siano fedeli, insegnino correttamente e in tempi di grave scandalo parlino e agiscano come segno che non hanno apostatato o si sono separati da Cristo Gesù.

Pianificazione provvisoria dell’evento

Introduzione dell’evento da parte degli organizzatori di Veri Catholici

Lettura di alcune petizioni pubbliche pubblicate durante il pontificato di Papa Francesco

Introduzioni dei relatori

Relatori sui problemi riguardanti Amoris Laetitia

Lettura della risoluzione che chiede gli errori da condannare

voto sulla risoluzione per condannare gli errori

Lettura della risoluzione che chiede la condanna del documento

voto sulla risoluzione di condanna del documento

Lettura della risoluzione che chiede al Papa di revocare il documento

voto sulla risoluzione di revocare il documento

Lettura della petizione al Papa e ai sostenitori del documento di pentirsi e riparare allo scandalo

Lettura della petizione alla Sacra Gerarchia per condannare formalmente e canonicamente gli errori

voto sulle due petizioni finali osservazioni conclusive

Conclusione e Congedo

Cosa non è permesso durante l’evento?

Non è permesso vendere o distribuire nulla in un posto pubblico a Roma, senza il permesso delle autorità competenti. Chiunque farà questo durante l’evento sarà allontanato dall’area riservata. Non saranno serviti cibi o bevande durante questo evento. Quindi se ne avrete bisogno, portateli personalmente. Se la manifestazione avverrà all’aperto, portate con voi ciò che vi potrà servire poiché i luoghi pubblici a Roma non offrono altri posti a sedere che non siano sedersi per terra.

Format per gli interventi dei relatori

Per il bene del regolare svolgimento della manifestazione, chiediamo a tutti coloro che parteciperanno di persona e desidereranno parlare, di sottoporre i loro interventi in formato scritto due settimane prima dell’evento. Le presentazioni devono essere inviate via e-mail e dovranno avere questo formato, pena la non accettazione!

A: veri . catholici @ g mail . com (senza gli spazi)

Oggetto: – intervento AL # (paragrafi del documento che contengono errori)

Contenuto: di lunghezza quando parlata da 1-15 minuti (nota che se ci sarà un gran numero di relatori, ogni intervento sarà limitato a 3 minuti, così, se il vostro intervento è più lungo, preparatene una versione più corta)

Linguaggio: il vostro discorso potrà essere tenuto in qualunque lingua, MA sarà accettato solo se lo fornirete con una traduzione in Inglese o Italiano.

Regole per l’accettazione: Il vostro discorso non potrà contenere calunnie o diffamazioni verso nessuno, poiché in Italia è un crimine calunniare qualcuno in pubblico. Se preparerete un discorso che contiene alcune di queste cose, questo non sarà accettato e voi non sarete invitati a parlare. Se mentre parlerete calunnierete qualcuno, il vostro discorso sarà interrotto e vi sarà richiesto di lasciare il palco.

Nota Bene: Nel vostro discorso non dovrete presentarvi, perché lo farà il moderatore

 – – –

Modello suggerito di intervento o discorso:

Cominciate citando fedelmente il testo ufficiale in una delle traduzioni ufficiali

1. Quindi, dite quello che esso dice, dite quello che esso non dice

2. Dite quello che si lascia intendere a significare, a causa di ciò che dice e non dice

3. Dite cosa c’è di sbagliato in esso

4. Dite la fede cattolica che dovrebbe essere affermata al posto di quello

5. Spiegate le conseguenze dell’errore, che irromperà nella Chiesa, se non sarà corretto.

6. Mostrate come esso sia in conflitto con la Sacra Scrittura, la Sacra Tradizione o il Magistero Perenne della Chiesa, l’insegnamento dei Santi, la legge naturale e il senso comune.

7. Se vi sembra che sia ingannevole o in malafede perché contiene affermazioni di fatto errate, dirlo e dire perché.

8. Riassumete

9. e concludete con una richiesta formale per i partecipanti che questo errore o gli errori siano condannati

Ricorda: Lo scopo di questo evento è di condannare errori, blasfemie, peccati, eresie, mancanze, inganni, ambiguità. È un’opera di Misericordia ammonire i peccatori. Insulti e calunnie non saranno tollerati in quanto contrari ad un atto di carità quale questa conferenza intende essere. Quindi scrivete e venite con questo spirito, per praticare una grande opera di misericordia.

Nota bene: Veri Catholici non offrirà alcun rimborso per i relatori dell’evento. Se parlerete, parlerete per amore di Cristo e della Sua Chiesa. Aspettatevi la vostra ricompensa nei Cieli! Così come stanno facendo tutti coloro che stanno organizzando questa conferenza.

__________________

* Ovviamente, se sarà presente un grande numero di fedeli, saremo obbligati, per esigenze di tempo, a limitare ognuno di essi ad un piccolo intervento riguardante uno specifico errore a loro scelta ecc.

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Invito alla conferenza internazionale per condannare “Amoris Laetitia”

Italy

Veri Catholici, un’associazione internazionale che si dedica ad opporsi agli errori promossi dal Cardinal Kasper, si rivolge a tutti i Cattolici del mondo per unirsi a noi a Roma per condannare il documento «Amoris Laetitia» e i suoi molti errori e per chiedere da parte del Papa e della Sacra Gerarchia che il documento venga ritirato e i suoi errori condannati formalmente e canonicamente.

Noi desideriamo che questa conferenza sia una manifestazione universale del vero sensus fidelium del Corpo Mistico di Cristo. Noi crediamo sia assolutamente necessario intraprendere questa iniziativa per il bene della Santa Madre Chiesa e per la salvezza delle anime.

Se desiderate unirvi a noi in questa iniziativa, lasciate un commento qui sotto. Nei prossimi giorni noi rilasceremo altre informazioni come una data approssimativa e le organizzazioni e i relatori che aderiranno.

Autori che hanno esaminato il documento, « Amoris Laetitia », e l’hanno trovato mancante e pericoloso alla Fede e alla unità della Chiesa, sono invitati a partecipare. Scriveteci al veri.catholici@gmail.com per più informazioni.

Scrittori che, dopo un studio serio, hanno trovato che il documento ‘Amoris Laetitia’ non è sano e che è un pericolo ai credenti e una minaccia alla unità della Chiesa, sono invitati ad intervenire alla Conferenza. Per piacere, tenerci in contatto via  veri.catholici@gmail.com. Grazie.

Il hashtag ufficiale su Twitter per la conferenza è #ALConf

Le spese per questa conferenza saranno al meno un mille euro. Vi preghiamo una offerta per aiutarci, tramite una donazione elettronica, usando il pulsante PayPal.

Per più commenti vedi la versione inglese di quest’annuncio. Grazie.

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Mons. Athanasius Schneider parla sul «Amoris Laetitia»

Bishop-Athanasius-Schneider

Il paradosso delle interpretazioni contraddittorie di «Amoris laetitia»

L’Esortazione Apostolica «Amoris Laetitia» (AL) pubblicata di recente, che contiene una grande ricchezza spirituale e pastorale per la vita nel matrimonio e nella famiglia cristiana della nostra epoca, purtroppo ha già in poco tempo provocato interpretazioni contraddittorie perfino nell’ambiente dell’episcopato. 

Vi sono vescovi e preti che avevano pubblicamente e apertamente dichiarato che AL avrebbe fornito un’apertura evidente alla Comunione per i divorziati-risposati senza chiedere loro di vivere in continenza. In quest’aspetto della pratica sacramentale, che secondo loro sarebbe ora significativamente cambiato, consisterebbe il carattere veramente rivoluzionario dell’AL. Interpretando AL in riferimento alle coppie irregolari, un Presidente di una Conferenza episcopale ha dichiarato in un testo pubblicato sul sito web della stessa Conferenza: «Si tratta di una misura di misericordia, di un’apertura di cuore, ragione e spirito per la quale non è necessaria alcuna legge, né bisogna attendersi alcuna direttiva o delle indicazioni.  Si può e si deve metterla in pratica immediatamente».

Tale avviso è confermato ulteriormente dalle recenti dichiarazioni del padre Antonio Spadaro S.J., che dopo il Sinodo dei Vescovi del 2015 aveva scritto che il sinodo aveva posto i «fondamenti» per l’accesso dei divorziati-risposati alla Comunione, «aprendo una porta», ancora chiusa nel sinodo precedente del 2014. Ora, dice il Padre Spadaro nel suo commento ad AL, la sua predizione è stata confermata. Si dice che lo stesso padre Spadaro abbia fatto parte del gruppo redazionale di AL.

La strada per le interpretazioni abusive sembra esser stata indicata dallo stesso Cardinale Christoph Schönborn il quale, durante la presentazione ufficiale di AL a Roma, aveva detto a proposito delle unioni irregolari: «La grande gioia che mi procura questo documento risiede nel fatto che esso supera in modo coerente la divisione artificiosa, esteriore e netta fra “regolari” ed “irregolari”«. Una tale affermazione suggerisce l’idea che non vi sia una chiara differenza fra un matrimonio valido e sacramentale ed un’unione irregolare, fra peccato veniale e mortale.

Dall’altra parte, vi sono vescovi che affermano che AL debba essere letta alla luce del Magistero perenne della Chiesa e che AL non autorizza la Comunione ai divorziati-risposati, neanche in caso eccezionale. In principio, tale affermazione è corretta ed auspicabile. In effetti, ogni testo del Magistero dovrebbe in regola generale, essere coerente nel suo contenuto con il Magistero precedente, senza alcuna rottura.

Tuttavia, non è un segreto che in diversi luoghi le persone divorziate e risposate sono ammesse alla Santa Comunione, senza che esse vivano in continenza. Alcune affermazioni di AL possono essere realisticamente utilizzate per legittimare un abuso già praticato per un certo tempo in vari luoghi della vita della Chiesa.

Alcune affermazioni di AL sono oggettivamente passibili di cattiva interpretazione

Il Santo Padre papa Francesco ci ha invitati tutti a offrire il nproprio contributo alla riflessione e al dialogo sulle delicate questioni concernenti il matrimonio e la famiglia. «La riflessione dei pastori e dei teologi, se fedele alla Chiesa, onesta, realistica e creativa, ci aiuterà a raggiungere una maggiore chiarezza» (AL, 2).

Analizzando con onestà intellettuale alcune affermazioni di AL, viste nel loro contesto, si constata una difficoltà di interpretarla secondo la dottrina tradizionale della Chiesa. Questo fatto si spiega con l’assenza dell’affermazione concreta ed esplicita della dottrina e della pratica costante della Chiesa, basata sulla Parola di Dio e reiterata dal papa Giovanni Paolo II che dice: «La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. C’è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio. La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (Familiaris Consortio, 84).

Il papa Francesco non aveva stabilito «una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi» (AL, n. 300). Però nella nota 336, dichiara: «Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave». Riferendosi evidentemente ai divorziati risposati il papa afferma in AL, al n. 305: «A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa.» Nella nota 351 il papa chiarisce la propria affermazione dicendo che «in certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti».

Nello stesso capitolo VIII di AL, al n. 298, il Papa parla dei «divorziati che vivono una nuova unione, … con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe. La Chiesa riconosce situazioni in cui «l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione». Nella nota 329 il Papa cita il documento Gaudium et Spes in un modo purtroppo non corretto, perché il Concilio si riferisce in questo caso solo al matrimonio cristiano valido. L’applicazione di quest’affermazione ai divorziati può provocare l’impressione che il matrimonio valido venga assimilato, non in teoria, ma in pratica, ad una unione di divorziati.

L’ammissione dei divorziati-risposati alla Santa Comunione e le sue conseguenze

AL è purtroppo priva delle citazioni verbali dei principi della dottrina morale della Chiesa nella forma in cui sono stati enunciati al n. 84 dell’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio e nell’Enciclica Veritatis Splendor del Papa Giovanni Paolo II, in particolare sui seguenti temi d’importanza capitale: «l’opzione fondamentale» (Veritatis Splendor nn.67-68), «peccato mortale e peccato veniale» (ibid., n.69-70), «proporzionalismo, consequenzialismo» (ibid. n.75), «il martirio e le norme morali universali ed immutabili» (ibid., nn.91ss). Una citazione verbale di Familiaris consorzio n.84 e di talune affermazioni più salienti di Veritatis splendor renderebbero peraltro AL inattaccabile da parte di interpretazioni eterodosse. Delle allusioni generiche ai principi morali e alla dottrina della Chiesa sono certamente insufficienti in una materia controversa che è di delicata e di capitale importanza.

Alcuni rappresentanti del clero e anche dell’episcopato affermano già che secondo lo spirito del capitolo VIII di AL non è escluso che in casi eccezionali i divorziati-risposati possano essere ammessi alla Santa Comunione senza che venga loro richiesto di vivere in perfetta continenza.

Ammettendo una simile interpretazione della lettera e dello spirito di AL, bisognerebbe accettare, con onestà intellettuale e in base al principio di non-contraddizione, le seguenti conclusioni logiche:

Il sesto comandamento divino che proibisce ogni atto sessuale al di fuori del matrimonio valido, non sarebbe più universalmente valido se venissero ammesse delle eccezioni. Nel nostro caso: i divorziati potrebbero praticare l’atto sessuale e vi sono anche incoraggiati al fine di conservare la reciproca “fedeltà”, cfr.  AL, 298. Potrebbe dunque darsi una «fedeltà», in uno stile di vita direttamente contrario alla volontà espressa di Dio. Tuttavia, incoraggiare e legittimare atti che sono in sé e sempre contrari alla volontà di Dio, contraddirebbe la Rivelazione Divina.

La parola divina di Cristo: «Che l’uomo non separi quello che Dio ha unito» (Mt 19, 6) non sarebbe quindi più valida sempre e per tutti i coniugi senza eccezione.

Sarebbe possibile in un caso particolare ricevere il sacramento della Penitenza e la Santa Comunione con l’intento di continuare a violare direttamente i comandamenti divini: «Non commetterai adulterio» (Esodo 20, 14) e «Che l’uomo non separi quello che Dio ha unito» (Mt 19, 6; Gen 2, 24).

L’osservanza di questi comandamenti e della Parola di Dio avverrebbe in questi casi solo in teoria e non nella pratica, inducendo quindi i divorziati-risposati “ad ingannare se stessi (Giacomo 1, 22). Si potrebbe dunque avere perfettamente la fede nel carattere divino del sesto comandamento e dell’indissolubilità del matrimonio senza però le opere corrispondenti.

La Parola Divina di Cristo: «Colui che ripudia la moglie e ne sposa un’altra, commette un adulterio nei suoi confronti; e se una donna lascia il marito e ne sposa un altro, commette un adulterio» (Mc 10, 12) non avrebbe dunque più validità universale ma ammetterebbe eccezioni.

La violazione permanente, cosciente e libera del sesto comandamento di Dio e della sacralità e dell’indissolubilità del proprio matrimonio valido (nel caso dei divorziati risposati) non sarebbe dunque più un peccato grave, ovvero un’opposizione diretta alla volontà di Dio.

Possono esservi casi di violazione grave, permanente, cosciente e libera degli altri comandamenti di Dio (per esempio nel caso di uno stile di vita di corruzione finanziaria), nei quali potrebbe essere accordato a una determinata persona, a causa di circostanze attenuanti, l’accesso si sacramenti senza esigere una sincera risoluzione di evitare in avvenire gli atti di peccato e di scandalo.

Il perenne ed infallibile insegnamento della Chiesa non sarebbe più universalmente valido, in particolare l’insegnamento confermato da papa Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio, n.84, e da papa Benedetto XVI in Sacramentum caritatis, n,29, secondo il quale la condizione dei divorziati per ricevere i sacramenti sarebbe la continenza perfetta.

L’osservanza del sesto comandamento di Dio e dell’indissolubilità del matrimonio sarebbe un ideale non realizzabile da parte di tutti, ma in qualche modo solo per un’élite.

Le parole intransigenti di Cristo che intimano agli uomini di osservare i comandamenti di Dio sempre e in tutte le circostanze, anche accettando a questo fine delle sofferenze considerevoli, ovvero accettando la Croce, non sarebbero più valide nella loro verità: «Se la tua mano destra ti è causa di peccato, mozzala e gettala via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna» (Mt 5, 30).

Ammettere le coppie in «unione irregolare» alla santa Comunione, permettendo loro di praticare gli atti riservati ai coniugi del matrimonio valido, equivarrebbe all’usurpazione di un potere, che però non compete ad alcuna autorità umana, perché si tratterebbe qui di una pretesa di correggere la stessa Parola di Dio.

Pericoli di una collaborazione della Chiesa nella diffusione della “piaga del divorzio”

Professando la dottrina di sempre di Nostro Signore Gesù Cristo, la Chiesa ci insegna: “Fedele al Signore, la Chiesa non può riconoscere come Matrimonio l’unione dei divorziati risposati civilmente. “Colui che ripudia la moglie per sposarne un’altra commette adulterio contro di lei. Se una donna ripudia il marito per sposarne un altro, commette adulterio” (Mc, 10, 11-12). Nei loro confronti, la Chiesa attua un’attenta sollecitudine, invitandoli ad una vita di fede, alla preghiera, alle opere di carità e all’educazione cristiana dei figli. Ma essi non possono ricevere l’assoluzione sacramentale, né accedere alla Comunione eucaristica, né esercitare certe responsabilità ecclesiali, finché perdura la loro situazione, che oggettivamente contrasta con legge di Dio” (Compendio di Catechismo della Chiesa Cattolica, 349).

Vivere in un’unione maritale non valida contraddicendo costantemente il comandamento di Dio e la sacralità e indissolubilità del matrimonio, non significa vivere nella verità. Dichiarare che la pratica deliberata, libera ed abituale degli atti sessuali in un’unione maritale non valida potrebbe in un caso concreto non essere più un peccato grave, non è la verità, ma una menzogna grave, e dunque non porterà mai una gioia autentica nell’amore. Permettere dunque a queste persone di ricevere la Santa Comunione significa simulazione, ipocrisia e menzogna. Resta valida infatti la Parola di Dio nella Sacra Scrittura: “Chi dice: «Io l’ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui.” (1 Gv, 2, 4).

Il Magistero della Chiesa ci insegna la validità universale dei dieci comandamenti di Dio: “Poiché essi enunciano i doveri fondamentali dell’uomo verso Dio e verso il prossimo, i dieci comandamenti rivelano, nel loro contenuto primordiale, delle obbligazioni gravi. Essi sono fondamentalmente immutabili e il loro obbligo vale sempre e ovunque. Nessuno può dispensare da essi.” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2072). Coloro che hanno affermato che i comandamenti di Dio ed il particolare il comandamento “Non commetterai adulterio” possono avere delle eccezioni, ed in taluni casi la non imputabilità della colpa del divorzio, erano i Farisei e poi gli Gnostici cristiani nel secondo e terzo secolo.

Le seguenti affermazioni del Magistero restano sempre valide perché fanno parte del Magistero infallibile nella forma del Magistero universale e ordinario: “I precetti negativi della legge naturale sono universalmente validi: essi obbligano tutti e ciascuno, sempre e in ogni circostanza. Si tratta infatti di proibizioni che vietano una determinata azione semper et pro semper, senza eccezioni, … ci sono comportamenti che non possono mai essere, in alcuna situazione, la risposta adeguata … La Chiesa ha sempre insegnato che non si devono mai scegliere comportamenti proibiti dai comandamenti morali, espressi in forma negativa nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Come si è visto, Gesù stesso ribadisce l’inderogabilità di queste proibizioni: «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti…: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso» (Mt 19,17-18)” (Giovanni Paolo II, Enciclica Veritatis Splendor, 52).

Il Magistero della Chiesa ci insegna ancor più chiaramente: “La coscienza buona e pura è illuminata dalla fede sincera. Infatti la carità sgorga, ad un tempo, “da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera” (1Tm 1,5 ): [Cf 1Tm 3,9; 2 Tm 1,3; 1794 1 Pt 3,21; At 24,16]  (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1794).

Nel caso in cui una persona commetta atti morali oggettivamente gravi in piena coscienza, sana di mente, con libera decisione, con l’intento di ripetere quest’atto in futuro, è impossibile applicare il principio della non-imputabilità della colpa a causa delle circostanze attenuanti. L’applicazione del principio della non-imputabilità a queste coppie di divorziati-risposati rappresenterebbe una ipocrisia ed un sofisma gnostico. Se la Chiesa ammettesse queste persone, anche in un solo caso, alla Santa Comunione, essa contraddirebbe a ciò che professa nella dottrina, offrendo essa stessa una contro-testimonianza pubblica contro l’indissolubilità del matrimonio e contribuendo così alla crescita della “piaga del divorzio” (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 47).

Al fine di evitare una tale intollerabile e scandalosa contraddizione, la Chiesa, interpretando infallibilmente la verità Divina della legge morale e dell’indissolubilità del matrimonio, ha osservato immutabilmente per duemila anni la pratica di ammettere alla Santa Comunione solo quei divorziati che vivono in perfetta continenza e “remoto scandalo”, senza alcuna eccezione o privilegio particolare.

Il primo compito pastorale che il Signore ha affidato alla sua Chiesa è l’insegnamento, la dottrina (vedi Mt 28, 20). L’osservanza dei comandamenti di Dio è intrinsecamente connessa alla dottrina. Per questa ragione la Chiesa ha sempre respinto la contraddizione fra la dottrina e la vita, qualificando una simile contraddizione come gnostica o come la teoria luterana eretica del “simul iustus et peccator”. Tra la fede e la vita dei figli della Chiesa non dovrebbe esserci contraddizione.

Quando si tratta dell’osservanza del comandamento espresso di Dio e dell’indissolubilità del matrimonio, non si può parlare di interpretazioni teologiche opposte. Se Dio ha detto: “Non commetterai adulterio”, nessuna autorità umana potrebbe dire: “in qualche caso eccezionale o per un fine buono tu puoi commettere adulterio”.

Le seguenti affermazioni del papa Francesco sono molto importanti, laddove il Sommo Pontefice parla a proposito dell’integrazione dei divorziati risposati nella vita della Chiesa: “questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa. … Vanno garantite le necessarie condizioni di umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, … Si evita il rischio che un determinato discernimento porti a pensare che la Chiesa sostenga una doppia morale” (AL, 300). Queste affermazioni lodevoli di AL restano tuttavia senza specificazioni concrete riguardo alla questione dell’obbligo dei divorziati risposati di separarsi o almeno di vivere in perfetta continenza.

Quando si tratta della vita o della morte del corpo, nessun medico lascerebbe le cose nell’ambiguità. Il medico non può dire al paziente: “Dovete decidere l’applicazione della medicina secondo coscienza e rispettando le leggi della medicina”. Un comportamento simile da parte di un medico verrebbe senza dubbio considerato irresponsabile. E tuttavia la vita dell’anima immortale è più importante, poiché dalla salute dell’anima dipende il suo destino per tutta l’eternità.

La verità liberatrice della penitenza e del mistero della Croce. 

Affermare che i divorziati risposati non sono pubblici peccatori significa simulare il falso. Inoltre, essere peccatori è la vera condizione di tutti i membri della Chiesa militante sulla terra. Se i divorziati-risposati dicono che i loro atti volontari e deliberati contro il sesto comandamento di Dio non sono affatto peccati o peccati gravi, essi s’ingannano e la verità non è in loro, come dice San Giovanni: “Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto, ci perdonerà i nostri peccati e ci purificherà da ogni iniquità. Se diciamo “Non abbiamo peccato”, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi” (1 Gv 1, 8-10).

L’accettazione da parte dei divorziati-risposati della verità che essi sono peccatori ed anche pubblici peccatori non toglie nulla alla loro speranza cristiana. Soltanto l’accettazione della realtà e della verità li rende capaci di intraprendere il cammino di una penitenza fruttuosa secondo le parole di Gesù Cristo.

Sarebbe molto salutare ripristinare lo spirito dei primi cristiani e del tempo dei Padri della Chiesa, quando esisteva una viva solidarietà dei fedeli con i peccatori pubblici, e tuttavia una solidarietà secondo la verità.  Una solidarietà che non aveva nulla di discriminatorio; al contrario, vi era la partecipazione di tutta la Chiesa nel cammino penitenziale dei peccatori pubblici per mezzo delle preghiere d’intercessione, delle lacrime, degli atti di espiazione e di carità in loro favore.

L’Esortazione apostolica Familiaris Consortio insegna: ” Anche coloro che si sono allontanati dal comandamento del Signore e continuano a vivere in questa condizione (divorziati-risposati) potranno ottenere da Dio la grazia della conversione e della salvezza, se avranno perseverato nella preghiera, nella penitenza e nella carità” (n. 84).

Durante i primi secoli i peccatori pubblici erano integrati nella comunità orante dei fedeli e dovevano implorare in ginocchio e con le braccia alzate l’intercessione dei loro fratelli. Tertulliano ce ne dà una testimonianza toccante: “Il corpo non può rallegrarsi quando uno dei suoi membri soffre. È necessario che tutto intero esso si dolga e lavori alla sua guarigione. Quando tendi le mani alle ginocchia dei tuoi fratelli, è Cristo che tocchi, è Cristo che implori. Parimenti, quando loro versano lacrime per te, è Cristo che compatisce” (De paenitentia, 10, 5-6). Nello stesso modo parla Sant’Ambrogio di Milano: “La Chiesa intera ha preso su di sé il fardello del peccatore pubblico, soffrendo con lui per mezzo di lacrime, preghiere e dolori” (De paenitentia, 1, 81).

È vero che le forme della disciplina penitenziale della Chiesa sono cambiate, ma lo spirito di questa disciplina deve restare nella Chiesa di tutti i tempi. Oggi, alcuni preti e vescovi, basandosi su alcune affermazioni di AL, cominciano a far intendere ai divorziati-risposati che la loro condizione non equivaleva allo stato oggettivo di peccatore pubblico. Essi li tranquillizzano dichiarando che i loro atti sessuali non costituiscono un peccato grave.  Un simile atteggiamento non corrisponde alla verità. Essi privano i divorziati-risposati della possibilità di una conversione radicale all’obbedienza alla volontà di Dio, lasciando queste anime nell’inganno. Un tale atteggiamento pastorale è molto facile, a buon mercato, non costa niente. Non costa lacrime, preghiere ed opere diintercessione e di espiazione fraterna in favore dei divorziati-risposati.

Ammettendo, anche solo in casi eccezionali, i divorziati-risposati alla Santa Comunione senza chieder loro di cessare di praticare gli atti contrari al sesto comandamento di Dio, dichiarando inoltre presuntuosamente che l loro atti non sono peccato grave, si sceglie la strada facile, si evita lo scandalo della croce. Una simile pastorale dei divorziati-risposati è una pastorale effimera e ingannatrice. A tutti coloro che propagandano un simile facile cammino a buon mercato ai divorziati-risposati Gesù rivolge ancora oggi queste parole: ” Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini! Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol seguirmi, che rinunzi a se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 23-25).

Riguardo alla pastorale dei divorziati-risposati, oggi bisogna ravvivare anche lo spirito di seguire Cristo nella verità della Croce e della penitenza, che solo porta una gioia permanente, evitando le gioie effimere che sono in fin dei conti ingannatrici. Le seguenti parole del papa San Gregorio Magno si rivelano veramente attuali e luminose: “Non dobbiamo abituarci troppo al nostro esilio terreste, le comodità di questa vita non devono farci dimenticare la nostra vera patria così che il nostro spirito non divenga sonnolento in mezzo alle comodità. Per questo motivo, Dio unisce ai suoi doni le sue visite o punizioni, affinché tutto ciò che c’incanta in questo mondo, divenga per noi amaro e si accenda nell’anima quel fuoco che ci spinge sempre di nuovo verso il desiderio delle cose celesti e ci fa progredire. Quel fuoco ci ferisce in modo piacevole, ci crocifigge dolcemente e ci rattrista gioiosamente” (In Hez, 2, 4, 3).

Lo spirito dell’autentica disciplina penitenziale della Chiesa dei primi secoli è perdurato nella Chiesa di tutti i tempi fino ad oggi. Abbiamo l’esempio commovente della Beata Laura del Carmen Vicuna, nata in Cile nel 1891. Suor Azocar, che aveva curato Laura, ha raccontato: “Mi ricordo che quando spiegai la prima volta il sacramento del matrimonio, Laura svenne, di certo avendo compreso dalle mie parole che sua madre era in stato di peccato mortale finché fosse rimasta con quel signore. A quell’epoca, a Junin, una sola famiglia viveva in conformità alla volontà di Dio.” Da allora, Laura moltiplica preghiere e penitenze per la sua mamma. Il 2 giugno 1901 fa la sua prima comunione, con grande fervore; scrive le seguenti risoluzioni: “1. Voglio, o mio Gesù, amarti e servirti per tutta la vita; per questo ti offro tutta la mia anima, il mio cuore, tutto il mio essere. – 2. Preferisco morire piuttosto che offenderti col peccato; perciò voglio allontanarmi da tutto quello che potrebbe separarmi da te. – 3. Prometto di fare tutto il possibile affinché tu sia sempre più conosciuto e amato, e al fine di riparare le offese che ogni giorno ti infliggono gli uomini che non ti amano, specialmente quelle che ricevi da coloro che mi sono vicini. -Oh mio Dio, concedimi una vita di amore, di mortificazione e di sacrificio!” Ma la sua grande gioia è oscurata nel vedere che sua madre, presente alla cerimonia, non fa la comunione. Nel 1902, Laura offre la propria vita per sua madre che convive con un uomo in una unione irregolare in Argentina. Laura moltiplica le preghiere e le privazioni per ottenere la vera conversione della madre. Poche ore prima di morire la chiama vicino a sé. Capendo di essere al momento supremo, esclama: ” Mamma, sto per morire. L’ho chiesto io a Gesù e gli ho offerto la mia vita per la grazia del tuo ritorno. Mamma, avrò la gioia di vedere il tuo pentimento prima di morire?” Sconvolta, la madre promette: “Domani mattina andrò in chiesa e mi confesserò”. Laura cerca allora lo sguardo del prete e gli dice: “Padre, mia madre in questo momento promette di abbandonare quell’uomo; siate testimone di questa promessa!” E poi aggiunge: “Ora muoio contenta!”. Con queste parole spira, il 22 gennaio 1904, a Junin delle Ande (Argentina), a 13 anni, nelle braccia della madre che ritrova allora la fede ponendo fine all’unione irregolare nella quale viveva.

L’esempio ammirevole della vita della giovane Beata Laura è una dimostrazione di quanto un vero cattolico consideri seriamente il sesto comandamento di Dio e la sacralità e indissolubilità del matrimonio. Nostro Signore Gesù Cristo ci raccomanda di evitare persino l’apparenza di un’approvazione di una unione irregolare o di un adulterio. Quel comando divino la Chiesa l’ha sempre fedelmente conservato e trasmesso senza ambiguità nella dottrina e nella pratica. Offrendo la sua giovane vita la Beata Laura non si era certo rappresentata una delle diverse interpretazioni dottrinali o pastorali possibili. Non si dà la propria vita per una possibile interpretazione dottrinale o pastorale, ma per una verità divina immutabile e universalmente valida. Una verità dimostrata con l’offerta della vita da parte di un gran numero di Santi, da san Giovanni Battista fino ai semplici fedeli dei giorni nostri il cui nome solo Dio conosce.

Necessità di una “veritatis laetitia”

Amoris laetitia contiene di sicuro e per fortuna delle affermazioni teologiche e indicazioni spirituali e pastorali di grande valore. Tuttavia, è realisticamente insufficiente affermare che AL andrebbe interpretata secondo la dottrina e la pratica tradizionale della Chiesa. Quando in un documento ecclesiastico, che nel caso nostro è sprovvisto di carattere definitivo e infallibile, si rinvengono elementi di interpretazioni ed applicazioni che potrebbero avere conseguenze spirituali pericolose, tutti i membri della Chiesa, e in primo luogo i vescovi, quali collaboratori fraterni del Sovrano Pontefice nella collegialità effettiva, hanno il dovere di segnalare rispettosamente questo fatto e di chiedere un’interpretazione autentica.

Quando si tratta della fede divina, dei comandamenti divini e della sacralità e indissolubilità del matrimonio, tutti i membri della Chiesa, dai semplici fedeli fino ai più alti rappresentanti del Magistero devono fare uno sforzo comune per conservare intatto il tesoro della fede e la sua applicazione pratica. Il Concilio Vaticano II ha in effetti ha insegnato: “La totalità dei fedeli, avendo l’unzione che viene dal Santo, (cfr. 1 Gv 2,20 e 27), non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando « dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici » (S. Agostino, De Praed. Sanct, 14, 27) mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale. E invero, per quel senso della fede, che è suscitato e sorretto dallo Spirito di verità, e sotto la guida del sacro magistero, il quale permette, se gli si obbedisce fedelmente, di ricevere non più una parola umana, ma veramente la parola di Dio (cfr. 1 Ts 2,13), il popolo di Dio aderisce indefettibilmente alla fede trasmessa ai santi una volta per tutte (cfr. Gdc 3), con retto giudizio penetra in essa più a fondo e più pienamente l’applica nella vita” (Lumen gentium, 12). Il Magistero, per parte sua, “non è al di sopra della Parola di Dio, ma è al suo servizio, poiché insegna solo ciò che è stato trasmesso (Concilio Vaticano II, Dei Verbum, 10).

Fu proprio il Concilio Vaticano II a incoraggiare tutti i fedeli e soprattutto i vescovi a manifestare senza timore le loro preoccupazioni ed osservazioni in vista del bene di tutta la Chiesa. Il servilismo ed il politicamente corretto causano un male pernicioso alla vita della Chiesa. Il famoso vescovo e teologo del Concilio di Trento, Melchior Cano, O.P., pronunciò questa frase memorabile: “Pietro non ha bisogno delle nostre menzogne e adulazioni. Coloro che ad occhi chiusi ed in modo indiscriminato difendono ogni decisione del Sommo Pontefice, sono quelli che maggiormente compromettono l’autorità della Santa Sede. Essi ne distruggono le fondamenta invece di consolidarle”.

Nostro Signore ci ha insegnato senza ambiguità spiegando in cosa consistano il vero amore e la vera gioia dell’amore: “Colui che ha i miei comandamenti e li osserva è colui che mi ama” (Gv 14, 21). Dando agli uomini il sesto comandamento e l’osservanza dell’indissolubilità del matrimonio, Dio li ha dati a tutti senza eccezione e non solo ad un’élite. Già nell’Antico Testamento Dio ha dichiarato: Questo comandamento che ti prescrivo oggi di sicuro non è al di sopra delle tue forze, né fuori della tua portata” (Deuteronomio 30, 11) e “Se vuoi, osserverai i comandamenti;

l’essere fedele dipenderà dal tuo buonvolere.” (Siracide, 15, 15). E Gesù disse a tutti: “Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti. Quali? E Gesù rispose: Non ucciderai; non commetterai adulterio” (Mt 19, 17-18). L’insegnamento degli Apostoli ci ha trasmesso la stessa dottrina: “Poiché l’amore di Dio consiste nell’osservare i suoi comandamenti. E i suoi comandamenti non sono gravosi” (1 Gv 5, 3).

Non vi è una vita vera, soprannaturale ed eterna, senza l’osservanza dei comandamenti di Dio: “Ti prescrivo di osservare i suoi comandamenti. Ho posto davanti a te la vita e la morte. Scegli la vita!” (Deuteronomio 30, 16-19). Non vi è dunque una vera vita e una vera gioia d’amore autentica senza la verità. “L’amore consiste nel vivere secondo i suoi comandamenti” (2 Gv 6). La gioia d’amore consiste nella gioia della verità. La vita autenticamente cristiana consiste nella vita e nella gioia della verità: “Per me non c’è gioia maggiore di quella che provo nel sapere che i miei figli vivono ubbidendo alla verità.” (3 Gv 4).

Sant’Agostino ci spiega l’intimo legame fra la gioia e la verità: “Chiedo a tutti loro se non preferiscono la gioia della verità a quella della menzogna. Ed essi non esitano qui più che per la risposta alla domanda sulla felicità. Perché la vita felice consiste nella gioia della verità, noi tutti vogliamo la gioia della verità” (Confessioni, X, 23).

Il pericolo di una confusione generale per quanto riguarda l’indissolubilità del matrimonio

Ormai da tempo, nella vita della Chiesa, si constata in alcuni luoghi, un tacito abuso nell’ammissione dei divorziati-risposati alla Santa Comunione, senza chiedere loro di vivere in perfetta continenza. Le affermazioni poco chiare nel capitolo VIII della AL hanno dato nuovo dinamismo ai propagatori dichiarati della ammissione, in singoli casi, dei divorziati-risposati alla Santa Comunione.

Possiamo ora constatare che l’abuso ha iniziato a diffondersi maggiormente nella pratica sentendosi in qualche modo legittimato. Inoltre vi è confusione per quanto riguarda l’interpretazione principalmente delle affermazioni riportate nel capitolo VIII della AL. La confusione raggiunge il suo apice poiché tutti, sia i sostenitori della ammissione dei divorziati-risposati alla Comunione sia i loro oppositori, sostengono che « La dottrina della Chiesa in questa materia non è stata modificata ».

Tenendo debitamente conto delle differenze storiche e dottrinali, la nostra situazione mostra alcune somiglianze e analogie con la situazione di confusione generale della crisi ariana del 4° secolo. All’epoca, la fede apostolica tradizionale nella vera divinità del Figlio di Dio fu garantita mediante il termine “consustanziale” (“homoousios”), dogmaticamente proclamata dal Magistero universale del Concilio di Nicea I. La crisi profonda della fede, con una confusione quasi universale, fu causata principalmente dal rifiutare o dall’evitare di utilizzare e professare la parola “consustanziale” (“homoousios“). Invece di utilizzare questa espressione, si diffuse tra il clero e soprattutto tra l’episcopato l’utilizzo di formule alternative che alla fine erano ambigue e imprecise come ad esempio “simile nella sostanza” (“homoiousios“) o semplicemente “simile” (“homoios“). La formula “homoousios” del Magistero universale di quel tempo esprimeva la divinità piena e vera del VERBO in modo così chiaro da non lasciare spazio ad interpretazioni equivoche.

Negli anni 357-360 quasi l’intero episcopato era diventato ariano o semi-ariano a causa dei seguenti avvenimenti: nel 357 papa Liberio firmò una delle formule ambigue di Sirmio, nella quale era stato eliminato il termine “homoousios”. Inoltre, il Papa scomunicò, in maniera scandalosa, sant’Atanasio. Sant’Ilario di Poitiers fu l’unico vescovo ad aver mosso gravi rimproveri a Papa Liberio per tali atti ambigui. Nel 359 i sinodi paralleli dell’episcopato occidentale a Rimini e di quello orientale a Seuleukia avevano accettato delle espressioni completamente ariane peggiori ancora della formula ambiguo firmata da Papa Liberio. Descrivendo la situazione di confusione dell’epoca, san Girolamo si espresse così: « “il mondo gemette e si accorse con stupore di essere diventato ariano. » («Ingemuit totus orbis, et arianum se esse miratus est » : Adv. Lucif., 19).

Si può affermare che la nostra epoca è caratterizzata da una gran confusione riguardo alla disciplina sacramentale per i divorziati-risposati. Ed esiste un pericolo reale che questa confusione si espanda su vasta scala, se evitiamo di proporre e proclamare la formula del Magistero universale e infallibile: « La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, (…) assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 84). Questa formula è purtroppo incomprensibilmente assente da AL. L’AL contiene invece, in maniera altrettanto inspiegabile, la seguente dichiarazione: . « In queste situazioni (di divorziati risposati) , molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere “come fratello e sorella” che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, «non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli» (AL, 298, n. 329). Tale affermazione lascia pensare ad una contraddizione con l’insegnamento perenne del Magistero universale, come è stato formulato nel testo citato della Familiaris Consortio, 84.

Si rende urgente che la Santa Sede confermi e proclami nuovamente, eventualmente sotto forma di interpretazione autentica di AL, la citata formula della Familiaris Consortio, 84.  Questa formula potrebbe essere considerata, sotto certi aspetti, come l’”homoousios” dei nostri giorni. La mancanza di conferma in maniera ufficiale ed esplicita della formula di Familiaris Consortio 84 da parte della Sede Apostolica potrebbe contribuire ad una confusione sempre maggiore nella disciplina sacramentale con ripercussioni graduali e inevitabili in campo dottrinale. In questo modo si verrebbe a creare una tale situazione alla quale si potrebbe in futuro applicare la seguente constatazione: « Tutto il mondo gemette e si accorse con stupore di aver acettato il divorzio nella prassi.» («Ingemuit totus orbis, et divortium in praxi se accepisse miratus est »).

Una confusione nella disciplina sacramentale nei confronti dei divorziati-risposati, con le conseguenti implicazioni dottrinali, contraddirebbe la natura della Chiesa cattolica, così come è stata descritta da sant’Ireneo nel secondo secolo: « La Chiesa,  avendo ricevuto questa predicazione e questa fede, benché dispersa nel mondo intero la conserva con cura come abitando una sola casa; e allo stesso modo crede in queste verità, come se avesse una sola anima e un solo cuore; e le proclama, insegna trasmette, con una voce unanime, come se avesse una sola bocca» (Adversus haereses, I, 10, 2).

La Sede di Pietro, cioè il Sovrano Pontefice, è il garante dell’unità della fede e della disciplina sacramentale apostolica. Considerando la confusione venutasi a creare tra di sacerdoti e vescovi nella pratica sacramentale per quanto riguarda i divorziati risposati e l’interpretazione di AL, si può considerare legittimo un appello al nostro caro papa Francesco, il Vicario di Cristo e « il dolce Cristo in terra » (Santa Caterina da Siena), affinché ordini la pubblicazione di una interpretazione autentica di AL, che dovrebbe necessariamente contenere una dichiarazione esplicita del principio disciplinare del Magistero universale e infallibile riguardo l’ammissione ai sacramenti dei divorziati-risposati, così come è formulato nel n. 84 della  Familiaris consortio.

Nella grande confusione ariana del IV secolo, san Basilio il Grande fece un appello urgente al papa di Roma affinché indicazze con la sua parola una chiara direzione per ottenere finalmente l’unità di pensiero nella fede e nella carità (cf. Ep. 70).

Una interpretazione autentica di AL da parte della Sede Apostolica porterebbe una gioia nella chiarezza (« claritatis laetitia ») per tutta la Chiesa. Tale chiarezza garantirebbe un amore nella gioia (« amoris laetitia »), un amore e una gioia che non sarebbero secondo la mente degli uomini, ma secondo la mente di Dio (cf. Mt 16, 23). Ed è questo ciò che conta per la gioia, la vita e la salvezza eterna di divorziati-risposati e di tutti gli uomini.

+ Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Maria Santissima in Astana, Kazakhstan

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